Intervista a Cecilia Randall

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Cecilia Randall, pseudonimo di Cecilia Randazzo, grafico e web designer, è nota nel mondo della letteratura storico-fantasy grazie alla saga di Hyperversum, in cui le nozioni “informatiche” si mescolano ad una sapiente ricostruzione della Francia del XIII secolo. I protagonisti, appassionati del videogioco che dà il nome alla trilogia, si ritrovano bloccati nel 1214 e dovranno vivere una serie di avventure e peripezie prima di poter tornare alla loro epoca. L’ambientazione storica caratterizza molti degli scritti della Randall, da Gens Arcana, nella Firenze rinascimentale di Lorenzo de’ Medici, alla duologia del Millennio di Fuoco, ricca di riferimenti all’Alto medioevo.

Abbiamo intervistato Cecilia in occasione dell’uscita di Hyperversum Next, il suo ultimo romanzo che, dopo dieci anni dall’uscita del primo volume, vede per protagonisti i figli dei personaggi della saga principale.
 
 
Da Randazzo a Randall, come mai?

Sono cresciuta apprezzando il lavoro di tantissimi artisti italiani con lo pseudonimo e quindi con l’idea che un attore, cantante, scrittore potesse cambiarsi il nome in modo intrigante, tipo i supereroi. Quando mi venne proposto di pubblicare con un nom de plume, accettai subito perché mi sembrava divertente. E in effetti lo è! In più, spesso è utile dividere la mia vita privata e il mio lavoro di grafico da quello di autrice di libri.
 
 
Da cosa trae l’ispirazione per i suoi romanzi?

Difficile da dire. Può essere qualsiasi cosa: una canzone, un avvenimento visto in televisione o nella vita di tutti i giorni, la lettura di un saggio storico… In genere comincia tutto con una domanda che suona più o meno così: “Cosa succederebbe se…?”. Da lì, comincio a fantasticare sui possibili sviluppi, su cause e conseguenze, e se mi si accende la scintilla, se vedo che non riesco a smettere di pensarci sopra, allora metto giù le prime idee sulla carta. E se dopo qualche decina di pagine scritte l’entusiasmo perdura, allora è il momento di pensare a concretizzare queste idee in un romanzo.
 
 
Nella vita e per i suoi libri, ha qualche figura di riferimento a cui si è ispirata?

Per i libri, sicuramente Emilio Salgari, a cui devo la mia passione per i romanzi d’avventura. Nella vita privata, i miei riferimenti sono nella mia famiglia.
 
 
In Hyperversum è riuscita a coniugare una ricostruzione storica accurata ad una cosa innovativa e “tecnologica” come i videogiochi 3D, riuscendo a sciogliere, tra l’altro, le incongruenze cui si va incontro quando si tratta di viaggi nel tempo (dalla lingua alla conoscenza di usi e costumi). Quanto influisce il suo lavoro da web-designer e illustratrice nei suoi scritti?

Tantissimo. Quando scrivo immagino ogni scena come se la dovessi disegnare e questo mi aiuta a focalizzare i dettagli più importanti da evidenziare poi a parole. Il mio lavoro sul web, e soprattutto la passione per i videogiochi (purtroppo da parecchio non ho più il tempo per giocare), hanno senz’altro contribuito alla nascita e allo sviluppo della trilogia di Hyperversum. Di sicuro l’idea è venuta dai giochi di ruolo, con la classica domanda: “cosa succederebbe se il gioco diventasse vero?”.
 
 
Per Hyperversum (ma ovviamente la domanda vale anche per gli altri romanzi), visto il contesto storico e la presenza di personaggi realmente esistiti, ha dovuto svolgere ricerche in particolare? A quali fonti si è rivolta?

Ho fatto studi classici e ho da anni la passione per il medioevo, quindi i miei romanzi nascono da un background di tante letture, viaggi a tema e approfondimenti. Per ogni romanzo ho poi concentrato la ricerca sui temi particolari che mi servivano per la vicenda: ad esempio il regno di Filippo Augusto per Hyperversum, la congiura dei Pazzi per Gens Arcana, le strategie dei grandi condottieri medievali e la mitologia finlandese per Millennio di Fuoco. Le fonti sono principalmente i saggi storici e varie fonti iconografiche su carta stampata (nel corso degli anni ho messo insieme una discreta collezione sui temi che mi interessano), filmati e documentari, rievocazioni storiche, colloqui con esperti di determinate discipline. Quando posso, vado (o torno) a visitare il luogo in cui ambienterò il romanzo, com’è accaduto con Firenze per Gens Arcana. Nel caso del Millennio di Fuoco, invece, ho ambientato la vicenda in Baviera perché è un luogo che adoro e in cui sono stata più volte.
 
 
Per la saga di Hyperversum: cosa la ha indotta a scegliere specificamente questo periodo storico?

La leggenda di Robin Hood! È uno dei miei eroi fin da bambina e infatti fa capolino qua e là in tutta la trilogia, persino in Hyperversum Next. Allo stesso tempo, per la mia storia non volevo un’ambientazione anglosassone perché la maggior parte dei romanzi storici (ma anche fantasy) ha un’ambientazione di quel genere. Così, quando ho letto della battaglia di Bouvines e della guerra di Filippo Augusto contro Giovanni Senza Terra (il “cattivo” delle storie su Robin Hood, appunto), non ho saputo resistere e ho scelto: Francia, 1214.
 
Ho apprezzato particolarmente la descrizione delle battaglie, personalmente sono quelle che trovo più difficili da rendere. Giochi da tavolo e di ruolo in questo l’hanno aiutata?

No, non nelle descrizioni delle battaglie. Per quelle mi sono affidata ai documentari, alle rievocazioni storiche, alle suggestioni date dai film (tenendo sempre bene a mente le esagerazioni cinematografiche) e soprattutto ai saggi sulle vere battaglie del medioevo.
 
 
Curiosità sulla scrittura: carta e penna o computer?

Penna quando ragiono a ruota libera sugli snodi della trama, computer quando scrivo sinossi e romanzi.
 
Questo nuovo Hyperversum lascia sperare che ci sia una nuova trilogia in arrivo o resterà un libro a sé?

È presto per dirlo, perché il romanzo è uscito da pochissimo. Certo, a differenza dei protagonisti della prima trilogia, questi nuovi personaggi avrebbero ancora molto da raccontare, quindi se mai dovesse nascere un altro romanzo ambientato nel mondo di Hyperversum, avrebbe di sicuro questa nuova generazione di personaggi al centro della trama.
 
 
Senza entrare troppo nei dettagli, per evitare spoiler, questo nuovo viaggio permetterà anche di ritrovare vecchi personaggi e di scoprire le loro sorti?

Hyperversum Next è un “Vent’anni dopo” e può essere letto anche da chi non conosce la trilogia precedente, quindi i vecchi personaggi stanno sullo sfondo e se ne vedono solo alcuni. Per non fare spoiler, dico che ne ritroviamo alcuni di quelli che nell’anno 1233 sono ancora in vita.
 
 
Nuovi progetti per il futuro?

Tanti, ma ancora nessuno in corso d’opera. In genere lavoro sulle sinossi prima di iniziare la stesura vera e propria di un romanzo e quindi per ora sto affinando le idee su almeno due progetti molto diversi tra loro, ma non ho idea di quale dei due diventerà un romanzo.

Grazie per avermi ospitato nel Salotto di Giano!
 
 
Laura Cardinale e Stefania Rossi