Recensione “Io c’è”

Non avendo mai recensito un film, mi trovo un po’ in difficoltà, per cui mi scuso in anticipo con tutti quelli che mi dovessero trovare noioso.

Per cominciare, il film mi è piaciuto moltissimo, sia per i contenuti che per come gli stessi sono stati rappresentati.
Mi ha ricordato per molti versi la vecchia commedia all’italiana che facendoti ridere di cuore ti faceva anche pensare.
E sì perché durante la proiezione si ride spesso e volentieri, anche se l’argomento che tratta è decisamente serio perché ti porta a riflettere su tre necessità primarie dell’uomo:

  1. il bisogno di pensare che ci sia qualcuno (qualcosa) più in alto di noi che in qualche modo ci protegga. Alzi la mano destra chi non l’avesse mai fatto e con la sinistra si tenga il naso che sicuramente comincerà a crescere.
  2. il bisogno di sentirsi parte di un gruppo aggregante e condividente, una volta individuato l’entità superiore.
  3. il bisogno che ci sai un capo che faccia da tramite, oggi si direbbe link, tra il gruppo e l’entità e del potere che ne scaturisce.

Cui si aggiunge una considerazione amara sull’uso, a dir poco improprio, di questo potere da parte di alcuni capi spirituali.

 

La trama:

Il protagonista (Edoaro Leo), per sbarcare il lunario, decide di inventarsi una religione. In questa sua impresa sarà coadiuvato dalla sorella (Margherita Buy) e da un amico (Giuseppe Battiston).
Ci sono anche un paio di camei di Massimiliano Bruno e Giulia Michelini.

 Il film maneggia il tutto con intelligenza e un pizzico di irriverenza.
A proposito di intelligenza e irriverenza e della mala gestione del potere, ecco un altro film: italiano, del 1964, “Le voci bianche”, che tratta in maniera allegra una delle pagine più “strane” del 1700.
Già nel 1600 era stato stabilito che le donne non potessero calcare il palcoscenico, per cui fu quasi naturale che a sostituirle fossero i “Musici” che non erano altro che uomini castrati in giovane età che cantavano con voce femminile, e questo accadde anche nella Roma papalina.

 Negli anni venti e trenta del XVIII secolo, al culmine della mania collettiva per queste voci, si stima che circa 4000 ragazzi venissero castrati ogni anno per servire l’arte. Molti di essi erano orfanelli, o provenivano da famiglie povere ed erano venduti dai loro genitori a una istituzione ecclesiastica o a un maestro di canto, nella speranza che potessero raggiungere il successo. (Wikipedia)

C’è da dire che ci furono anche casi di richiesta di castrazione volontaria (cherchez l’argent). Però che una istituzione ecclesiastica facesse parte del gioco non lascia spazio ad ulteriori commenti. Sempre a proposito di intelligenza e, questa volta di impertinenza, alcune scene, di “Io c’è”, quelle riguardanti l’aggregazione, mi hanno ricordato un altro film, stavolta inglese, “Brian di Nazareth” (1978).

Brian è un coetaneo di Gesù e, per così dire, affronta una serie di situazioni nella Gerusalemme del tempo, simili a quelli del Cristo.
Perché impertinente?
Beh diciamo così: l’irriverenza è degli adulti, l’impertinenza dei bambini e qualche volta può superare i limiti.

Ambedue i film che, mi ripeto, sono film allegri, verranno proiettati nella sede di Giano. “Le voci bianche” il 24 maggio, “Brian di Nazareth” in data da destinarsi.

Spero che partecipiate in massa.

 

Bruno