Basilica e Sotterranei di Santa Cecilia in Trastevere

La Basilica di S.Cecilia, situata nella piazza omonima, nel rione Trastevere, ha la dignità di Basilica minore.
Sorge sulla casa della martire romana Cecilia e di suo marito Valeriano.
L’edificio mostra restauri e rifacimenti di età successiva, dal II al IV secolo d.C., quando venne unificato con altre costruzioni già esistenti e risalenti all’età repubblicana.
La casa fu trasformata in titulus (denominato Ceaciliae) già nel V secolo finchè S.Gregorio Magno fece costruire la basilica primitiva nel VI secolo.
La leggenda vuole che la chiesa sorga sulla casa familiare di Santa Cecilia: «…vergine illustre, nata da nobile stirpe romana», che rea di aver tentato di convertire Valeriano e il fratello Tiburzio, fu martirizzata nel 230 d.C. nei sotterranei della chiesa, dove tuttora si trova il calidarium, ossia l’ambiente nel quale la martire subì per tre giorni il supplizio.
Poichè allo scadere del terzo giorno non era ancora stata soffocata dai vapori caldissimi, i suoi aguzzini la decapitarono per ordine dell’imperatore Marco Aurelio Severo Alessandro meglio noto come Alessandro Severo.
La Legenda Aurea narra che papa Urbano I, testimone del martirio, «…seppellì il corpo di Cecilia tra quelli dei vescovi e consacrò la sua casa trasformandola in una chiesa, così come gli aveva chiesto».
Il Titulus Caeciliae è in effetti attestato già dal V secolo. All’inizio del IX secolo, papa Pasquale I, grande recuperatore di reliquie ed edificatore di chiese (Santa Maria in Domnica, Santa Prassede), ebbe in sogno la visione di Cecilia che gli rivelava la propria sepoltura; fece quindi erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi traslò il corpo.
Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel 1599 dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati (nipote di papa Gregorio XIV) fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo. L’evento fu considerato miracoloso tanto che anche papa Clemente VIII andò a constatarlo. Si commissionò allo scultore Stefano Maderno la riproduzione della figura così com’era stata ritrovata. L’eccezionale opera in marmo pario, attualmente esposta sotto l’altare maggiore, testimonia nei secoli l’evento.